ANTONIO CILLIS

Introspezione dell’artista

La nuova opera del Maestro Antonio Cillis – “La ricerca continua di se stessi per per scrutare il mondo”

Autunno 2014, l’esimio artista lucano Antonio Cillis presenta la sua nuova opera i cui connotati questa volta risalterebbero agli occhi di molti alquanto insoliti non per lo stile quanto per il contenuto.
Si ha l’impressione che il maestro abbia voluto come per gioco spiazzare i suoi “corteggiatori” abituati finora ad assistere alle sue performance in cui si raffiguravano i più svariati paesaggi: dalle vallate dell’altobradano in Basilicata alle colline toscane fino a giungere nei luoghi più disparati del Sudamerica.
Un magnifico viaggio alla scoperta di scenari affascinanti e ricchi di seduzione quello che il pittore lucano ci ha regalato in tutti questi anni.
Un artista “aperto al mondo”; una esistenza, quella del nostro Van Gogh in salsa altobradanica vissuta in perfetta simbiosi con la natura raffigurata nelle sue tele in tutte le molteplici e meravigliose sfaccettature e che riesce a farci sentire parte di essa fino in fondo.
In realtà qual è il messaggio che il Cillis vuole veicolare con questa nuova opera? Cosa simboleggia quella porta chiusa?
Cercare di scoprire cosa c’è dietro una porta simboleggia l’introspezione ossia l’analisi e la voglia di comprendere il proprio stato interiore.
Una porta chiusa che ci cattura ma che contemporaneamente sprigiona e istiga la nostra immaginazione i nostri pensieri o addirittura i nostri sogni.
Sembra questo l’obiettivo dell’artista, condurci nei meandri della nostra psiche, ma non solo! Il Cillis pare abbia l’intenzione di mostrare l’altro lato del suo aspetto caratteriale, il suo essere introverso, la chiusura in se stesso indotta dalla sua vena introspettiva che lo porta a riflettere sul sui suoi stati d’animo.
La porta che nella realtà rappresenta un elemento di passaggio tra esterno e interno vuol simboleggiare l’alternanza tra aspetti psichici diversi.
Quella porta perfettamente chiusa e bloccata è la chiave di lettura di un artista che osiamo definire “uomo di mondo” o “uomo aperto al mondo” il quale tutto d’un tratto, soprattutto durante il periodo autunnale si rifugia dall’esterno per interrogare se stesso alla continua ricerca della conoscenza.
In altri termini una sorta di letargo “artistico” quello del Cillis “cercatore di serenità” che studia se stesso per scrutare il mondo.
Proprio Socrate pone l’introspezione come “il sapere del sapere” senza la quale tutto il sapere è vano se il tutto non è ricondotto all’analisi del proprio io.
Un artista che vive e analizza costantemente i suoi conflitti interiori come una sorta di diario personale gelosamente custodito, avvolto e travolto da un inesauribile turbinio di pensieri caratterizzato dall’alternanza di melanconia ed esaltazione “compagne” essenziali della sua solitudine e dalle quali tramite l’attenta riflessione scaturisce la sua vena artistica o per meglio dire la sua genialità.
Questa è un opera “profonda”, per certi versi enigmatica, al contempo seducente in quanto stimola il pensiero a qualsiasi forma di immaginazione dalla quale in ciascuno di noi potrebbe scaturire l’interpretazione che può spaziare a suo piacimento.
L’inebriante fascino di questo scorcio bucolico è stato creato con combinazioni di colore, la cui scelta risulta sempre molto ardita da parte dell’artista, e con sfumature che rendono la sua estetica sempre appariscente.
Il Cillis non si smentisce mai nella cura dei dettagli riversando sulle sue tele tutta la sua intensità espressiva in grado di infondere umanità e introspezione psicologica nonché la piena e profonda immersione nella contemplazione.

Enrico Brienza
web art director

 

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